E’ qui, affianco a me, dopo lunga, lunghissima attesa.
Giace comoda e calda nella sua custodia, una giapponesissima calza nera elastica dotata di oblò.
Nera. Quattro metri di puro carbonio. Settantanove equilibratissimi grammi di peso. Manico in EVA. Firmata Tenkara no oni.
Sakakibara special
oni fly & oni rod
Sakakibara special
Lo stato dell’arte delle canne da Tenkara.
Custodia
oni rod
L’ho provata Domenica scorsa e devo dire che è favolosa. E’ un po difficile fare i primi lanci, abituati ad altre canne, ma una volta presa la mano e il tempo giusto il godimento è assicurato. La canna lancia da sola, non si deve spingere o forzare il movimento, col pesce in canna disegna una curva favolosa e le sensazioni al braccio sono notevoli.
Insieme a me, Domenica alla Vallata, c’erano altri adepti del Tenkara dei dintorni di Milano.
Oni team Milano
Abbiamo tutti il nuovo giocattolo in mano: sei pezzi di autentico artigianato del maestro giapponese.
Ve li presento perchè non sono foto da tutti i giorni queste:
Da sinistra a destra:
Valerio, redattore di pipam, autore del libro “Manuale di pesca a mosca” (anch’esso qui davanti a me), ed autore del cerchio senza il quale forse questo post non sarebbe mai esistito.
Uberto, moschista garista, innamorato del Giappone, tanto da prendere e partire qualche mese nella terra del sol levante.
Muc, mi conoscete.
Ryuta, già protagonista di molti post di questo blog, è un amico, una delle persone più gentili che io conosca.
Sandri, ci siamo conosciuti da poco ma anche lui è già un collezionista di canne da Tenkara
Edy, che conosco da anni di documentari di caccia&pesca, anche dal vivo ha sempre una trota attaccata alla canna, non è opera dei montatori dei filmati. Pescare nello stesso laghetto é un po’ come avere Messi alla partita di calcetto aziendale.
Tutte persone squisite.
A seguire un filmato che mostra le doti della canna (quella di Uberto, il protagonista) con gli imperdibili commenti di Edy. Buon divertimento.
Ma come va questa “moda” del Tenkara nel nostro amato vecchio continente? Ha preso? Non ha preso? Quanti ordini saranno arrivati dall’Europa a Daniel Gallardo, fondatore di TenkaraUsa.com? o ad AllFishingBuy.com?
Tenkara pyrenees
Io credo tanti. Eccerto perchè in tutta Europa siamo pieni zeppi di posti dove questa tecnica non è adatta, è perfetta. Mentre mi chiedo perché dobbiamo pagare oltre oceano (Atlantico) una canna da Tenkara, incappo con piacere in www.tenkara.fr. FR come Francesi, Europa. Su Tenkara pyrenees Google translator funzionicchia meglio che coi siti in giapponese e capisco al volo che cosa stanno facendo questi ragazzi.
Hanno progettato tre canne e le venderanno presto online. I miei complimenti a loro, spero che ne vendano un sacco. Sarei felice di provarle.
Siamo a pochi giorni dall’Inverno. Tempo di scoperta di nuovi canali, rogge, fognette in cui fare qualche bella pescata in primavera.
roggia
E’ la stagione della sfida al cappotto, quella in cui si vede chi è veramente malato e lancia comunque. Ed eccomi a camminare lungo una roggia in un tiepido pomeriggio di Dicembre a cercare qualche improbabile bollata, con canna, filo e mosche.
L’acqua è bassa, lenta e trasparente. Nessuna traccia di pesci. Dopo qualche centinaio di metri, scorgo questo angolino promettente e provo a lanciare. Ho messo due sommersine molto piccole su un finale sottile dello 0.12. vedo subito che suscitano interesse, ci sono pesci!!! :)
Lancio da monte e le lascio scendere. A fine passata le trattengo un po’.
Bastano un paio di lanci per ingannare il primo pesce, un piccolo cavedano. Poi tante mangiate velocissime e ferrate a vuoto.
vairone
Sono i Vaironi con la loro bollata fulminea che mi lasciano li, come un allocco. Riesco ad allamarne qualcuno e devo dire che nonostante la stazza del pesce sembra essere una sfida di pesca avvincente, tutt’altro che scontata.
Non sono mai andato a pescare i Vaironi. Fin’ora ci sono sempre incappato cercando altri pesci come le trote nella Roggia Alchina o nell’alto Lambro. Credo che dedicherò loro qualche pescata e qualche moschettina per la loro mini boccuccia.
Io e Ryuta, dopo il successo della giornata in Val Sesia di fine Giugno, riusciamo finalmente ad organizzare, di nuovo, una bella pescata. La destinazione è l’alta Valsassina, teatro di ottime uscite durante gli anni passati.
Arriviamo verso le sette del mattino. Lo scenario è favoloso, siamo immersi nel verde delle montagne, lontani mille miglia dal caos metropolitano. Ieri sera un grosso temporale ha gonfiato molto il torrente e siamo un po’ incerti sull’andamento della battuta, ma proseguiamo fiduciosi lungo il sentiero che ci porterà all’inizio del nostro percorso di pesca.
Inizia la camminata
Forse sto perdendo la memoria, non mi ricordavo che la salita fosse così ripida e lunga. “Il torrente si allontana” mi suggerisce ad ogni tornante il mio compagno d’avventura. Ed io : “Abbi fede, ti divertirai!”.
io
La foresta
E dopo la nostra ora e mezza di sudata salita arriviamo a destinazione.
Verso il torrente
Usiamo le nostre Shimano da undici piedi, canne praticamente introvabili al di fuori del Giappone. La mia ha un’azione di punta mentre la sua è parabolica. Credo di non avere mai pescato con una canna così leggera.
shimano LLH 33
Abituato alla Motzugo, più lunga e pensante, non è semplicissimo calibrare il braccio per la nuova cannetta del sol levante che mi sono regalato quest’inverno pensando proprio a battute in ambienti come questo. Tuttavia dopo pochi lanci se ne apprezzano tutta la leggerezza e precisione.
Nonostante io sia un sostenitore della prima, devo dire che la mosca di Ryuta sta guadagnando un sacco di punti ed il mio morsetto ne sta producendo in buone quantità.
L’acqua è alta ma pescabile, tant’è che, individuata una mini derivazione del torrente, provo subito a “pucciare” la mosca ed ecco la prima trotella.
Che Pancia!
Anche Ryuta sembra trovarsi a suo agio e già dai primissimi lanci i risultati non mancano, anzi, le prende tutte lui!!!
Ryuta e la sua prima trota della giornata
Fish on
Fario
Continuiamo a risalire per qualche ora e con buone soddisfazioni. Il cielo è grigio, con delle aperture a tratti, la temperatura buona e il livello dell’acqua è medio-alto. Gli ingredienti ci sono tutti e i risultati si vedono.
La trota di montagna
Lanci mirati e precisi ci permettono di sondare ogni punto elettivo di pesca. Dietro i massi, nelle zone dove l’acqua è meno turbinosa, a margine della corrente. Le mangiate si palesano quasi sempre a galla, la mosca è sospesa appena sotto la superficie, e questo rende ancora più piacevole ed eccitante la pescata.
Ryuta in azione
Muc in azione
Una trota spettacolare sale sulla Ryuta Kebari, che nel frattempo ho legato al finale, compie due balzi fuori dall’acqua e si slama. Amen! D’altronde si sa che il pesce più bello si perde sempre.
Durante il ritorno ci fermiamo in qualche bello spot e riusciamo a fregare ancora qualche trotella anche grazie ai livelli dell’acqua che nel frattempo sono visibilmente calati.
Sono dodici ore che stiamo sbacchettando sul torrente, sono distrutto, torniamo a casa!
Non posso che ringraziare il mio compagno di pesca Ryuta, sempre pronto ad aiutarmi e riferimento imprescindibile nel percorso d’apprendimento di questa tecnica. Spero si sia divertito, credo di si! Anche quest’anno l’alta Valsassina non ha deluso le aspettative!
Tre giorni con la mia famiglia in val Masino per goderci la frescura e l’aria buona di montagna.
Sapevo che in zona c’era un bel torrente ma non immaginavo di trovare questa meraviglia della natura.
Masino
Acqua cristallina che sul fondo chiaro prende un colore favoloso, tipo Maldive!
Dal ponte, facendo attenzione, si vedono anche le trote dietro i massi.
E’ il tratto nokill, costa 35 euro al giorno, ma non potevo perdermi un paio d’ore di lanci in questo paradiso mentre i piccoli dormono. Grossa sedge in pelo di cervo e via di Tenkara. I pesci rispondono bene ed è molto divertente pescare risalendo masso per masso il torrente. Pesce di tutte le taglie da 5 a 30 centimetri, tutti a secca, qualcuno immesso adulto di recente.
Quando io e Ryuta ci salutiamo, verso le due di notte, sappiamo di aver concluso una giornata che ricorderemo.
Ricorderemo la bellezza dei fiumi ma soprattutto l’ospitalità, la gentilezza e la bravura, ma che dico, maestria dei nostri due compagni di pesca che ci hanno ospitato e fatto da guida nel cuore della pesca a mosca italiana, la Valsesia.
La giornata era programmata da mesi: “a Giugno dobbiamo andare in Valsesia!!!”. E così è stato. Ovviamente quando si programma per tempo l’unica variabile che non riesci a controllare è il meteo. Il cielo è grigio e brevi ma frequenti rovesci ci fanno un po’ preoccupare.
Abbiamo appuntamento a Varallo dove ci aspetta Marco, amico di Ryuta, che ci porta prima a fare i permessi ed i panini per pranzo e poi ci conduce sulle rive del Sermenza in zona Boccioleto.
Sermenza
Sermenza
Il Sermenza è spettacolare. Pozze verde smeraldo, tra cascatelle d’acqua limpida che ti vien voglia di bere. Ci mettiamo subito a moschettare io e Ryuta sicuri delle nostre attrezzature che sembrano nate per questi contesti. Marco pesca con una canna in bamboo, mi pare una 7’6″, con una coda in seta ed una grossa Sedge legata al tip. Non ho mai visto una imitazione in pelo di cervo così grossa.
Mi chiedo come possa pescare in un posto del genere con una canna così corta e mi metto a guardarlo. La Terenzio, sotto la sapiente spinta del braccio di Marco, si posa sull’acqua come conoscesse tutte le correnti del fiume, la grossa e visibilissima imitazione di Tricottero galleggia come una foglia in balia della corrente sostenuta senza dragare. Una bella Fario non esita, lascia la sua tana e viene a prendersi il boccone a galla. Uno spettacolo!
“Vengono su, vengono a galla”… esiste una frase più bella per chi pesca a mosca?
Anche il milanese dagli occhi a mandorla fa curvare la sua Sakakibara special: La Ryuta Kebari terrorizza anche i salmonidi dell’occidente, come questa Fario dai colori stupendi.
Fario
Io attacco un paio di avanotti prima di passare alla sedge che suscita maggiore interesse. Perdo una bella Fario dopo qualche secondo di lotta.
Muc
Gli insetti svolazzano in quantità e si vedono parecchi Tricotteri danzare qua e là.
Caddis
Marco continua a catturare mentre io non prendo più nulla. E’ veramente un piacere vederlo pescare. Alterna la sedge, nelle correnti più sostenute, alla formica per la acque un po’ più calme. Passo io senza successo con la sommersa, poi passa lui con la secca e il pesce viene su! La cosa mi farebbe anche incavolare se non fosse evidente che il lanciatore in questione non è uno qualunque.
Ci fermiamo a mangiare quando è quasi ora di incontrarci con Andrea, ideatore, creatore e redattore di www.moscavalsesiana.it
Lo scorgo quasi per caso nella nebbiolina, issato su un masso a mo di stambecco, fermo immobile che ci osserva come fosse li da tempo. Sembra uscito dal romanzo “In mezzo scorre il fiume”. Cappello con piumette, camicia, cavagnola, cosciali, tutto in completa sintonia con l’ambiente circostante.
Andrea
Non riusciamo a raggiungerci per salutarci per via della profondità del fiume e allora mi fermo e lo guardo lanciare. Finalmente vedo un valsesiano che pesca con la valsesiana tradizionale. Dopo aver elogiato e apprezzato in tanti post la pesca a mosca con la canna fissa, il Tenkara, vedere un Valsesiano che con la canna fissa e le mosche ci pesca da generazioni, è un’ emozione.
Decidiamo di tornare alle macchine per conoscerci e bere qualcosa insieme.
Marco, Ryuta, Andrea
Seduti al bar si parla di pesca, di Valsesiana, di Tenkara, di code in crine giapponesi e italiane, di pesci, di tradizione e di futuro della pesca a mosca con la canna fissa. Ryuta ci fa vedere una bellissima canna in bamboo, fatta a mano, degli anni trenta. Sembra proprio la canna di nonno Ippei.
Andrea ci mostra come si fa una mosca valsesiana. Amo, seta colorata e una piuma. Il morsetto? un attrezzo inutile e pesante se la mosca la devi fare sul fiume, o, perchè no, seduti al bar.
Mosca Valsesiana
Proprio mentre chiacchieriamo amabilmente, arriva al bar un signore non più giovane, che Andrea riconosce e ci prensenta. Si tratta del signor Federico. Andrea ci indica essere uno dei pescatori alla valsesiana più bravi della zona. Più di sessant’anni di pesca nei fiumi della Valsesia. Sentendolo parlare, in dialetto, mi rendo conto di quanto la pesca per queste persone abbia un significato molto diverso rispetto a come la vivo io. Per me la pesca è divertimento, evasione, tempo libero. Lui il pesce lo vendeva e lo pescava con la valsesiana!
Federico
Mi auguro di leggere presto una bella intervista al sig. Federico sul sito di Andrea.
Si avvicina il momento del coup de soire e ci dirigiamo verso il fiume Sesia. Sono quasi tentato di lasciare la canna in macchina per fare più foto e filmati possibile ma la voglia di prendere qualche bel pesce è troppo forte.
Ecco i miei compagni in azione di pesca.
Andrea in azione
Marco in azione
Ryuta
Le catture cominciano ad aumentare in numero e taglia e Andrea ci mostra uno dei vantaggi di pescare con il trenino
doppietta
e una bella Fario.
Andrea con una bella trota
Quasi nella completa oscurità il fiume comincia ad impazzire di bollate ed in certi momenti si vedono le quattro canne piegate contemporaneamente. E’ il coup de soire che chiude questa splendida giornata.
Durante la cena Andrea ci parla dei suoi futuri progetti per il suo sito e per tenere viva questa tecnica che si è dimostrata attuale, divertente ed efficace. Se tutto va come deve, avremo presto belle sorprese!
Che dire in conclusione? Una giornata straordinaria con persone straordinarie. Grazie Ryuta, Marco e Andrea. Spero di ripetere presto questa avventura. L’estate è appena cominciata!
Eccomi al morsetto a fare la mosca che mi ha fatto prendere un bel po’ di pesci
Ricetta: Amo, filo e piuma.
Il filo fa parte di un set composto da otto rocchetti di filo da rammendo, di diversi colori, in offerta alla LIDL qualche mese fa. Credo di aver speso un paio d’euro per il set completo.
Giugno è un gran bel mese. La sera, dopo il lavoro, si riesce a fare qualche bella pescata nei giorni feriali.
Al posto di tentare qualche comodo cavedano sotto casa, procedo in direzione est per fare il “coup du soir” sul fiume Serio. Non ho mai pescato con il Tenkara in un fiume di questa portata e la cosa mi spaventa un po’. Spero che i punti di riferimento possano essere le bollate in superficie. L’attrezzatura di oggi è la Motsugo armata con sei metri di coda #3 (0.28mm) un tippet dello 0.14 in nylon e la moschetta nera con qualche giro di gallina marrone.
Non si inizia bene. Non ci sono bollate e comincio a spostarmi per capire quale zona possa essere migliore per affrontare al meglio il momento magico in cui, all’imbrunire, il fiume, apparente morto, diventa un concentrato di vita pazzesco.
Continuo a fare qualche lancio alla cieca senza riscontro quando sento un bello “splaf” poco più a valle. Qualcosa di muove. Eccole, un paio di bollate rompono la superfice del fiume che corre abbastanza sostenuto nel tratto di fronte a me. Prendo fiducia e lancio nella zona di attività. Alla seconda passata un lampo di luce germisce la mosca che corre appena sotto la superficie e comincia la battaglia.
Da subito capisco che si tratta di un esemplare ben al di sopra dei miei standards. La canna disegna una mezza luna in cielo e comincio a ripassare col pensiero tutti i potenziali punti di rottura tra me e l’animale. “Sperem!!” dico tra me mentre comincio a pensare che un mulinello sarebbe proprio il caso di averlo sta sera. L’unica soluzione è muoversi nel fiume, senza fare il bagno, tentando di assecondarne le fughe e portare la trota in zone di corrente meno forte. Niente da fare, non ne vuole sapere di uscire, ora punta verso monte. Indietreggio verso riva, sempre a canna alta, e dopo qualche minuto una splendida trota è li con me, pronta per la foto.
Ibrido del Serio
E’ sicuramente la trota più bella che abbia mai preso. Un ibrido dalla bocca enorme, denti affilati ed una livrea molto bella. Sono emozionato: che pesce ragazzi!
Dopo una cattura del genere sono tentato di andare a casa, anche perché comincia a piovigginare e sono senza protezioni, ma le trote continuano a bollare per la copiosa schiusa di effimere e mi concedo ancora qualche lancio. Al terzo la canna è ancora piegata. Bella anche questa anche se meno grossa della prima. La lotta sarà più breve ma la soddisfazione è ancora grande.
Ibrido
Ibrido
E’ la seconda più bella trota che abbia mai preso, molto più marmorata della prima.
Ora piove alla grande ed è quasi buio. Chiudo la canna e corro alla macchina contento come un bambino.
Vado spesso alla LIDL. Non tanto per farci la spesa ma per curiosare tra le offerte per il fai da te, la cucina, il tempo libero. Ieri ho preso un bel treppiede con le gambe snodabili per la fotocamera digitale. Da un po’ di tempo avevo in mente di provare a fare qualche video delle mie brevi pescatine e il treppiede è stato l’acquisto ispiratore di questi due filmini girati in un famoso nokill della Lombradia (che i miei lettori riconosceranno al volo). E’ stato anche l’occasione di cimentarmi nel video editing con VideoSpin della Pinnacle Windows live movie maker.
Le trotelle vanno pazze per moschette sommerse
Sono stato piuttosto fortunato con le catture. Sicuramente le condizioni meteo mi hanno aiutato parecchio: livelli buoni e bassa pressione atmosferica sono spesso una ricetta vincente per una bella pescata a mosca.
Fario
Ho preso anche una piccola trota marmorata con una splendida livrea.
Mi fermo lungo il naviglio a dare un’occhiata giusto per fare due passi e capire se la fauna è tornata a popolare il deserto che c’era fino a qualche settimana fa.
Sono quasi le otto di sera, l’acqua è alta e scorre forte e non vedo segnali di attività a galla. Dopo qualche decina di metri scorgo una bollata a due metri da me. “Vediamo che succede”, mi dico. Altra bollata e ancora una e ancora una. Non sono qui per pescare e non ho molto tempo ma non resisto alla tentazione di fare un lancio e ritorno alla macchina, dove la mia fedele motzugo convive da tempo con il mini marsupio da pesca che contiene il necessario. In pochi secondi ho in mano quanto serve per fregare il pesce in questione. Tengo anche la elk hair caddis che avevo legato al finale durante l’ultima uscita.
Non scorgo altre bollate. E’ evidente che si tratta di un cavedano che bolla solitario e in questi casi le possibilità si riducono a uno o due lanci. Ho imparato che se il cavedano è colto di sorpresa sale subito sull’artificiale, se “capisce” che qualcosa non va non lo becchi più e conviene cercarne altri. Ma io sono qui per lui e solo per lui e so che questa “sfida a due”, comunque andrà, finirà in pochi secondi.
Sono di nuovo nella zona di prima, da cui mi ero allontanato per prendere la canna, ed ovviamente il mio avversario non bolla più. So che è ancora li ed aspetto fiducioso, immobile, canna in mano, un segnale della sua presenza sul pelo dell’acqua. Eccolo che risale di nuovo una, due, tre volte. Mi avvicino e faccio la mia mossa. Carico la canna all’indietro, aspetto che la coda si stenda e lancio in avanti senza alcun falso lancio. La mosca si appoggia in acqua nei pressi del punto elettivo di pesca e per qualche istante rimane in balia della corrente. Il pesce sale deciso e morde la mosca.
E’ fatta. La canna parabolica lo stanca velocemente ed in pochi secondi è tra la mie mani per un pronto rilascio. Arrotolo la coda sul rocchetto, chiudo la canna e torno in macchina.
La sfida è vinta.
La ricorderò come la pescata più veloce e produttiva della mia storia di pescatore a mosca.