Finalmente Tenkara

E’ il primo fine settimana di Agosto. Esattamente come l’anno scorso sono solo a Milano e dedicherò il tempo libero, cioè tutto, alla mia personale passione, fissa, malattia, dipendenza. Sto parlando della pesca a mosca.

La pescata di Sabato sul Pioverna non soddisfa la mie aspettative. Il livelli sono molto bassi e solo verso sera aggancio qualche trotella a sommersa.

Notizie non buone anche dai fiumi Bergamaschi mi fanno propendere per una  Domenica a cavedanelli vicino casa.

La canna da Tenkara è già in macchina da Venerdì sera. Mentre mi reco verso uno dei miei soliti spot, scorgo un canaletto che potrebbe fare proprio da luogo di iniziazione della cannetta giapponese made in usa made in china, distribuita in USA .

Il Tenakara non ha nulla a che vedere con la pesca a mosca. Non riesco a lanciare e posare la mosca nei punti dove con la 8’#4 sarebbe cosa semplice ed automatica. La sensazione è che i lanci più tranquilli e delicati siano i più efficaci mentre quelli forzati per fare distanza siano i peggiori. In pratica la stessa cosa di quando facevo i primissimi lanci con la coda di topo. In qualche modo provo ad abituare il braccio alla nuova tecnica e qualche lancio discreto sembra venire.

Il canale è pieno di cavedanelli e dopo pochi lanci con in punta la elk air caddis un mini cipridine curva, per la prima volta, la esile canna come fosse una trota adulta. Le sensazioni che trasmette sono notevoli, ogni pinnata del pesce arriva direttamente al braccio.

Le catture si susseguono a buon ritmo. L’impressione è che siano poco disturbati e che l’assenza dello “splash” della coda sia un bel vantaggio. Certo la distanza di lancio è piuttosto limitata e per questo percorro il canale quasi sempre accucciato in modo da arrivare a distanza di bersaglio senza farmi vedere.

Sto usando le clips con lenti polarizzate ordinate da poco da flystore e devo dire che individuare i pesci è molto più semplice.

Qualche esemplare di discrete dimensioni sale sulla sedge e la canna si rivela ancor più divertente finché non prendo questo bel cavedano che mette a dura prova il finale in  nylon dello 0.12.

L’abboccata si esprime con la classica eleganza del cavedano adulto: si pone a valle della mosca, si avvicina e la guarda, la osserva, sembra annusarla, conta il numero di avvolgimenti delle hackle di gallo, valuta la disposizione del pelo di cervo. Solo dopo una attenta analisi, a distanza di millimetri, che dura interminabili secondi, il cavedano assaggia l’artificiale. L’impressione è proprio quella di essere sotto esame come costruttore e quando l’abboccata ha luogo… beh vi lascio immaginare la soddisfazione.

La soddisfazione del pescatore, invece, è quella di non sbagliare la ferrata. Il problema in queste situazioni, in cui il “professore” scruta l’insetto artificiale a pochi millimetri, è quello della ferrata anticipata o della ferrata troppo violenta con conseguente rottura del filo.

Anche qui è andata bene, soprattutto grazie alla azione della canna molto morbida e delicata.

Insomma mi sono proprio divertito e non vedo l’ora di provarlo a trote, magari il prossimo week end nella speranza di qualche pioggia infrasettimanale.

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