Trote a corona

E’ primavera inoltrata, piove, ed il fiume è gonfio d’acqua.  Comincia a velarsi, poi ad assumere un colore sempre più scuro, quasi caffè latte.

In questi momenti ho l’opportunità di scoprire chi abita da tempo il corso d’acqua che sto risalendo. Le vecchie trote sanno che è il momento giusto per trovare importanti e rari bocconi proteici portati dalla corrente.

Abbandono le attrezzature ultralight e imbraccio la pesante e robusta attrezzatura da Trota Torrente.

alba piovosa nel bosco
alba piovosa nel bosco

Una rigida e ingombrante canna teleregolabile da dieci metri appoggia la mia esca, con una precisione da cecchino, nel gorgo dove presumibilmente staziona il salmonide. La corona, una ventina di pallini di piombo distribuiti su un metro di lenza, manovrata sotto la punta della canna, si insinua nelle correnti sostenute e raggiunge la tana. Il peso della canna tutta estesa mi impone di tenerla, con la mano destra, a quasi due metri dal calcio per sfruttare il bilanciamento ed affaticare di meno il braccio. La mano sinistra tende la lenza per sentire le tocche anche più delicate e capire quando è il momento di ferrare. Gli occhi, ingannati dall’oscurità dell’alba uggiosa e dalle schiume del torrente, puntano dritto al segna filo che mi indica esattamente dove sto pescando. So di aver fatto tutto correttamente, le condizioni sono giuste, ora tocca al pesce fare la sua mossa. Il filo si tende, con inequivocabili scatti, tra le dita della mano sinistra. Anche il segnafilo si muove. E’ il momento di ferrare. La resistenza è degna di una vera regina, ma non voglio che si rifugi in tana o mi porti il filo tra i rami del bosco che sporge sul torrente. Forzo il recupero, fidandomi dello 0.16 che unisce amo e lenza madre,  chiudendo le sezioni della canna.

la regina del torrente
la regina del torrente

E’ qui tra le mie mani ed ha un aspetto molto particolare.  Tarchiata e muscolosa, ha una testa e una bocca quasi sproporzionate rispetto al corpo e delle pinne enormi e bellissime. E’ una splendida trota selvatica mediterranea. Durante gli ultimi due anni, ho utilizzato questa tecnica molte volte, soprattutto nei periodi in cui le condizioni del fiume limitano molto le potenzialità della pesca a mosca, con risultati più che soddisfacenti e credo sia arrivato il momento di cominciare a scrivere quello che ho capito fin’ ora di questa pesca. La reazione del pesce all’attacco di un’esca naturale, tipicamente lombrico o camola, è opposta a quella di quando ghermisce un artificiale. Questo fattore cambia radicalmente l’approccio alla ferrata. La trota continua a ingerire l’esca proprio perché la riconosce come commestibile e la ferrata repentina serve solo in caso si voglia evitare che la preda ingoi l’esca. Questo è un aspetto molto importante da tenere presente se si pesca in luoghi dove la percentuale di catture sotto misura è elevato o si vuole praticare il catch & release.

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ami grossi

L’utilizzo di ami di taglia grande riduce la possibilità di far ingoiare l’esca a pesci sotto misura.

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teleregolabile da 10.20 mt

La canna teleregolabile da dieci metri è, a mio parere, la più valida e versatile. Ci permette di appoggiare l’esca con estrema delicatezza sotto sponda, a tre metri da noi, o nella buchetta sulla sponda opposta, a dieci metri di distanza, con precisione millimetrica, senza dover lanciare. Si può pescare quasi sempre a piede asciutto “sondando” ogni singola buchetta o correntina del torrente. Il prezzo di tutto questo è ovviamente un peso considerevole ed una maneggevolezza molto sacrificata. Una caratteristica importante di una canna da trota è la rigidità, che ci permette di sentire le tocche del pesce anche a metri di distanza e di gestire il pesce anche di taglia con estrema facilità durante le fasi di recupero.

impugnatura della teleregolabile
impugnatura della teleregolabile

Il mulinello, pescando sotto il cimino, ha il mero compito di raccogliere qualche metro di filo quando accorciamo la canna e di cederlo quando la allunghiamo. Non si usa mai, o quasi, per gestire il recupero del pesce. E’ chiaro come arrivare sul pesce, è chiaro che esca usare, rimane da capire come far scendere l’esca e come farla muovere.

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il mio kit per la costruzione corone

Una lenza veramente geniale utilizzata per la pesca con la teleregolabile è la “corona”. Una ventina di pallini di piombo duro quasi equamente distribuiti su un metro di lenza con una leggera concentrazione nella parte bassa. La genialità sta nella assoluta versatilità di una zavorra del genere. Inanzi tutto posso immergere una quantità di pallini a piacere, valutando la profondità di una buca. Nelle correnti posso decidere se tenere la esca in alto o in basso facendo sdraiare parzialmente o interamente la corona di pallini. Posso decidere se far muovere l’esca in deriva naturale o contro corrente, a diverse profondità. Posso, come nella pesca a striscio, decidere di utilizzare gli inneschi delle camole per far assumere loro un movimento rotatorio e vorticoso,  come un cucchiaino, sfruttando le correnti, pilotandone il movimento  in modo preciso con il cimino della canna.

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fariotta selvatica

È una tecnica che trova un impiego efficace in acque a forte carattere torrentizio, sia su trote naturali che su trote da riserva. Queste ultime, poco propense alla cacciata in corrente, rispondono bene alla proposta della camola rotante davanti al naso.

nella riserva di montagna
nella riserva di montagna

Nonostante l’aspetto un po’ goffo di tutto il sistema, canna lunga e pesante, mulinello, piombi e vermi, è una tecnica che permette di avere un contatto diretto col torrente e “sentire” tutto il corso d’acqua, nelle sue tre dimensioni, ed invitare all’abboccata che le trote più apatiche e rintanate.

Questo la rende meno sportiva di molte altre tecniche ma, senza dubbio, una delle pesche più efficaci per la cattura dei salmonidi. Soffre un po’ nelle condizioni in cui è proprio la mosca artificiale a diventare la più letale. 

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