garisti

A pesca coi garisti

Vai, che ti diverti!

Potevo non fidarmi dell’amico Marco, dopo le tante avventure insieme tra le valli Bergamasche? Eccomi, come all’apertura, spalla a spalla con decine di pescatori armati di tutto punto, pronti a catturare più trote possibile per il raduno di pesca organizzato a Piazza Brembana in occasione della chiusura della stagione di pesca alla trota. Non ho saputo resistere alla curiosità di vivere questa nuova esperienza, una “quasi gara” di pesca con l’esca naturale in torrente, di cui tanti amici moschisti parlano, in qualità di ex praticanti, con una punta di snobismo. Lo scopo della gita è quello di capire come si svolge questo tipo di evento in qualità di partecipante, provando a coglierne le dinamiche, prendere qualche pesce e divertirmi, sopratutto.

In attesa dell’inizio della manifestazione, sono incuriosito da alcuni personaggi che indossano stivali corti, cinturoni con sacche porta pesci e porta esche, teleregolabili da dieci metri e oltre, un grembiule con le montature infilate all’altezza del petto. Sono i garisti della trota torrente, gente che bada al sodo! Impossibile origliare strategie o trucchi, sono in piena alta val Brembana ed i dialoghi, nel dialetto della zona, arrivano alle mie orecchie come una lunga sequenza di vocali intervallate da acca (H).

garisti

garisti

Siamo pronti, sul greto del fiume. Tantissime trote di ottima taglia, tolte dalla vasca d’allevamento ieri, nuotano sotto i nostri piedi, ignare della mattanza che le attende da li a pochi secondi.

Quest’anno ho fatto qualche battuta di pesca con la canna lunga nel libero usando sempre la corona e il lombrico, ma Marco è categorico : “Parti col pallettone e le uova di salmone!”. Ed io eseguo.

“Beeeeeeep!!!!” Il clacson della macchina dell’organizzazione suona. Esche in acqua.

Passano cinque secondi soltanto quando l’indice della mano sinistra, che tende la lenza, mi dice che la prima trota ha già mangiato. Ferro! E’ grossa e tira, tira, tiraaaa… e “strapp!”, zeroventi polverizzato!

Mentre rimetto un nuovo amo, vedo cimini piegati ovunque, frizioni che stridono, canne che esplodono. Insomma un continuo susseguirsi di catture, slamature,  imprecazioni, bestemmie.

Riesco a mettere una trota nel mio cestino ma spacco altri due terminali su altrettanti pinnuti, che, dopo poco, non mangiano più, un disastro! Fermi nella loro posizione, salvati da chissà quale istinto di conservazione, vedono sfrecciare un susseguirsi di camole rotanti che i pescatori mettono loro davanti al naso, ignorandole. Le canne si alternano, come in un balletto, lanciando due o tre esche sullo stesso pesce senza soluzione di continuità.

Nessun altro pesce per le ore successive. Anche gli altri pescatori non prendono molto in realtà, a meno di qualche eccezione. Muovendosi lungo il tratto di torrente dedicato alla manifestazione si individua qualche pesce ed allora ci si prova, magari affiancati da qualche altro partecipante che ti sfiora l’orecchio con la canna per arrivare sulla stessa trota.

La sensazione è che in questo tipo di competizioni/raduni, il grosso del pescato si faccia nei primi minuti, ma quelli bravi, emergano anche quando le trote non mangiano più. Conoscere la differenza tra un plecottero ed un tricottero non serve a nulla qui.  Vedere i pesci, portate l’esca al punto giusto e saperla muovere in modo invitante, sono fattori determinanti. Inoltre serve una canna che ti permetta di salpare il pesce o, comunque, gestirlo bene nel recupero, che deve essere molto lesto. Più sei veloce ed organizzato, più pesci prendi, almeno all’inizio, poi è tutta esperienza.

E’ stata un’ avventura indimenticabile, molto lontana dal mio modo di vivere la pesca, ma senza dubbio arricchente, istruttiva ed anche divertente.

Un grazie a Marco che mi ha prestato praticamente tutto il necessario e mi ha sostenuto in questa avventura.

Arturo Pugno e la sua Valsesiana

Gli apostoli della Valsesiana

Da qualche tempo era difficile trovare l’ispirazione giusta per scrivere su apescacolmuc.

La scintilla si è accesa, ripensando ai racconti di ieri, di quei ragazzi che nel secolo scorso imparavano da Moretto a pescare con la canna fissa e le tre moschette di seta e piume. Ancora una volta Andrea ci ha convinti ad andare in Valsesia ad incontrare ed ascoltare i personaggi che hanno reso grande questa straordinaria tradizione di pesca. Le parole dei loro racconti ci dipingono una Italia che stava molto peggio di adesso, in cui la pesca, in generale, era distante da quella che pratichiamo oggi ed aveva un significato molto diverso.

segna filo

a pesca con Keiichi

Keiichi Saito è un distinto signore, molto simpatico. Ha 72 anni e vive a Morioka, Giappone. Pesca con l’esca naturale, con la tecnica tradizionale del sol levante, il Keiryu Tsuri, da circa quarant’anni.

Keiichi

Keiichi

Pratica anche la pesca all’Ayu, per la quale si  costruisce i terminali, con anellino e ancoretta.

Ayu

Ayu

Ancoretta da Ayu

Ancoretta da Ayu

 

Viene spesso in Italia, accompagnato dalla sua signora, e parla un buon Italiano. Incuriosito dalle avventure di Sakakibara nel nostro paese, ha deciso di passare un po’ di giorni in Valsesia per pescare.

Ovviamente non potevo perdermi questa occasione e gli chiesto se potessi andare a trovarlo per vedere dal vivo come si pratica il Keiryu Tsuri.

Appare subito chiaro che la semplicità della tecnica, non deriva dall’approssimazione ma da una ricerca specifica ed approfondita. Usa una canna da sei metri molto leggera, molto bella, anche se si vede che ha qualche anno alle spalle. La lenza è particolare, con un nylon fluorescente doppiato, auto costruita, con una specie di treccina scorsoia, che permette di regolare la lunghezza totale della lenza che deve essere inferiore di quella della canna di circa cinquanta centimetri.

keiryu tsuri line

keiryu tsuri line

treccina sulla lenza

treccina sulla lenza

Il nylon finale è finissimo, credo uno 0.10. Keiichi mette un pezzettino di carta sul finale, umettato e arrotolato, prima di stringere il piombino a circa venti centimetri dall’esca. La distanza tra piombino e amo è direttamente proporzionale alla dimensione del piombo. I piombi piccoli andranno stretti più vicini all’amo, i piombi grandi più lontani.

carta proteggi nylon

carta proteggi nylon

Mi indica che i segnalatori vanno regolati a seconda della profondità del fiume e che devono sempre rimanere fuori dall’acqua. Si deve sempre osservare quello più in basso.

segna filo

segna filo

keiryu tamo

keiryu tamo

Il Tamo non è un oggetto di bellezza ma è quasi uno strumento imprescindibile. In tutte le fasi di preparazione diventa come un tavolino, una terza mano, utile per tutte le operazioni “complesse” da fare sul greto del fiume, come svolgere la lenza, cambiare amo, slamare un pesce, etc. Il manico lungo, proprio in virtù di questo utilizzo, si rivela necessario per avere una buona stabilità infilato nella cintura.

Anche gli ami che usa hanno una forma particolare.

amo

amo

Le ninfe del Sesia saranno le nostre esche!

 

esche del fiume

esche del fiume

Keiichi in pesca

Keiichi in pesca

Keiichi lancia in modo molto mirato e preciso, curando che l’esca si muova nel modo più naturale possibile da monte a valle, seguendo la corrente.  Insiste molte volte nei punti di acqua più lenta. Risale il torrente senza fretta e qualche pesce rompe gli indugi.

Fario del Sermenza

Fario del Sermenza

Leggerezza, precisione, presentazione naturale ed una attrezzatura minimale ma ricercata, sono le caratteristiche che mi sono piaciute molto del Keiryu tsuri, che, visto praticare da un esperto come Keiichi, si rivela un’arte di pesca raffinata e difficile.

Ringrazio Keiichi Saito per questa meravigliosa avventura e naturalmente le persone che mi hanno aiutato: Ryuta, l’svps con Vittorio e Savino, e Marita di Valsesiain.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2014-05-17 17.34.27

TenkaraTimes, Try 360 6:4

Essenziale e leggera.

Try 360 6:4 di TenkaraTimes la descriverei così, in due parole, dopo il test di ieri tra le acque del Pioverna, banco di prova di una delle canne Europee ad oggi, e da qualche anno, sul mercato.

Pioverna

Pioverna

La canna è contenuta in un tubo protettivo di plastica trasparente, molto semplice, con il brand tenkaratimes.co.uk

 

tenkaratimes

tenkaratimes

ed è protetta da una calzetta elastica nera molto carina e pratica e, soprattutto, molto giappo.

calzetta protettiva

calzetta protettiva

Una volta spogliata, la canna si contraddistingue per due elementi particolari rispetto alle altre canne che ho provato finora:

La forma del manico, con una strozzatura centrale molto marcata ed una bombatura verso il basso.

tenkaratimes try 360

tenkaratimes try 360

ed il colore del carbonio, opaco con delle pennellate lilla sulle estremità delle sezioni.

try 360

try 360

 

try 360

try 360

lillian

lilian

Sessantadue grammi sono veramente pochi anche per una 360 e la leggerezza è una caratteristica molto importante per una canna da Tenkara.

Armata di una level da 4 mt del #4 con una kebari piuttosto vistosa, per poter apprezzarne al meglio la precisione, la Tenkaratimes try 360 6:4 lancia facilmente. Non ho notato comportamenti diversi da quelli che mi aspettavo, e si riesce ad essere precisi. Per disegnare loops stretti e senza “sbarbellamenti” ( curve indesiderate sulla linea determinate dall’oscillazione del cimino) bisogna calibrare un po’ il braccio sugli stops, durante il lancio.

Le fariotte del Pioverna sono ancora un po’ intimorite nel salire in superficie, ma si vedono i primi salti fuori dall’acqua su una valsesiana, prestata alla tenkara, di seta marrone e beccaccia.

Fario del Pioverna

Fario del Pioverna

Fario del Pioverna

Fario del Pioverna

Combattimento e recupero sono sempre piacevoli con canne esili come questa, che disegna, sotto sforzo, una curva piuttosto regolare e progressiva.

La Try 360 di TenkaraTimes, è una canna che bada al sodo, senza fronzoli ma onesta e sincera. Confrontata alle giapponesi soffre un po’ nel giudizio complessivo, anche se, tra le Tenkara “Occidentali”, fin’ora provate, è quella che sembra ispirarsi di più alle canne del sol levante.

 

 

 

Apertura Trota 2014

L’ultima domenica di febbraio

Sono sul fiume, al buio, di notte, sotto zero. Ombre si stagliano nell’oscurità, tantissime ombre. Sembrano umani, parlano tra di loro, l’unico suono che comprendo distintamente è “POTA!”.

Allo scattare delle 6:30, mentre mi accorgo quanto sia difficile fare un nodo senza luce, piombi e camole si tuffano in acqua. Pochi secondi dopo, i cimini si piegano e le trote volano. E’ iniziata la stagione di pesca.

Apertura Trota 2014

Apertura Trota 2014

Le iridee seminate da qualche giorno mangiano bene e subito. Pesco con la canna fissa da keiryu tsuri e con un grammo di piombino. Come esca uso i lombrichi raccolti qualche giorno fa durante le abbondanti piogge.

Iridea d'apertura

Iridea d’apertura

Durante la mattinata la temperatura si alza ed anche qualche fariotta naturale cede all’inganno.

Fario d'apertura

Fario d’apertura

Di certo una esperienza molto particolare e suggestiva per cui devo ringraziare, ancora una volta, il mio amico Marco, paziente e preparatissima guida e mentore di pesca.

Marco

Marco

Nissin Pro Spec 2 way

Nissin Pro Spec 2 way

Nissin Pro Spec 2 way

Nissin Pro Spec 2 way

Domenica chiude la stagione di pesca 2013 ed il clima del primo fine settimana di Ottobre è decisamente autunnale. Oggi provo la Nissin Pro Spec 2 way, 7:3 – 360, una canna “zoom” della Nissin, che può essere usata in due lunghezze, 310 e 360 cm.

Nissin Pro Spec 2 way 360

Nissin Pro Spec 2 way 360

La canna arriva nel tipico, elegante, packaging della canne telescopiche giapponesi, che contiene anche un fodero per custodirla.

Manico - Nissin Pro Spec 2 way 360

Manico – Nissin Pro Spec 2 way 360

E’ una canna piuttosto curata nell’estetica e nella rifinitura e presenta, proprio per la sua peculiarità, un sottile anello di gomma che ferma in modo saldo i primi due segmenti a distanze diverse.

2 way

2 way

Alla bilancia di “A pesca col Muc”, la Pros Spec 2 way pesa 66 grammi. Un’altra giapponesina ultraleggera che non mancherà sicuramente di regalarci emozioni tra i torrentelli di montagna.

Teatro delle pescata, anche questa volta, è l’alto Brembo, in provincia di Bergamo, nella zona libera.

Brembo

Brembo

Comincio a lanciare con una level da 4 mt del #4 e le sensazioni sono molto buone. L’indice di flessione della canna è 7:3 e carica bene la coda da 0.35 mm  permettendo lanci precisi e privi di particolari forzature.

Se nella versione corta, da 3.10 mt, esprime delle eccezionali doti di bilanciatura e performances di lancio, allungandola a 3.60, si perde un filino di maneggevolezza ma i lanci sono altrettanto facili con il vantaggio di cinquanta centimetri di canna in più, che nel Tenkara significano molto.

Le trote non sono molto attive, ma qualche giovane esemplare sale sulla mosca in modo deciso dopo due o tre passate. Godimento puro col pesce in canna ed anche in questa fase possiamo sfruttare la doppia lunghezza della canna per agevolare il recupero.

Ibrido del Brembo

Ibrido del Brembo

Fario del Brembo

Fario del Brembo

Una canna molto interessante per la polivalenza di utilizzo e le ottime sensazioni in entrambe le modalità, 310 e 360.  Può rappresentare una buona alternativa alle due canne “corte” che ogni buon tenkarista possiede.

Nissin PRO Square Super 7:3 360

Canne che lanciano – Nissin Pro Square 360 7:3

nissin sul banco di prova

nissin sul banco di prova

Due canne infilate nello stivale, una che pesca. Risalgo un bel tratto torrentizio del Brembo, scenario ideale per testare le tre giapponesine targate NISSIN al banco di prova di “a pesca col muc”.

muc

muc

Oggi vi scrivo della Pro Square 360 7:3.

Nissin PRO Square Super 7:3 360

Mi piace da subito per due caratteristiche che adoro nelle canne da Tenkara : peso ed azione di lancio.

La prima sensazione che si ha, estraendola dal fodero, è quella della estrema leggerezza e questo è un “must have” per una canna da Tenkara.

E’ molto snella, lavora abbastanza in alto, ma lancia “senza spinte”, a volte necessarie su altre canne ad azione 7:3 . La parte alta della canna carica e restituisce potenza in modo regolare e piacevole permettendo un movimento molto contenuto di polso ed avambraccio.

in azione

in azione

Le finiture non sono il suo forte ma l’azione è proprio quella che contraddistingue il set di canne giapponesi già in mio possesso.

Precisa e piacevole, lancia agevolmente una level anche di sei metri del numero quattro senza particolari forzature. Con il pesce in canna si comporta molto bene sulle trotelle del tratto libero del Brembo e l’azione 7:3 permette dei recuperi piuttosto veloci senza negarci il piacere tipico delle cannette del sol levante.

Nissin ProSquare

Nissin ProSquare

Unica nota negativa, a mio avviso, è il manico, un po’ corto. Mi sono trovato spesso con la mano al di sopra del sughero.

E’ una ottima entry level per il Tenkara, la Pro Square permette a chi vuole provare questa tecnica di gustare tutto il piacere del Tenkara made in Japan senza spendere un capitale.

fish on

fish on

Elk Hair Caddis

Tenkara ed Elk Hair Caddis

Elk Hair Caddis

Elk Hair Caddis

Se siete appassionati di Tenkara, provate questa ricetta: torrente montano, tenkara e sedge di dimensioni generose. Ne avrete a che godere!

Elk Hair Caddis, proprio lei, la prima mosca che ho usato per andare a cavedani nei canali e nei navigli è la protagonista di questo post. Dopo averne apprezzato le potenzialità durante le prime avventure coi cavedani vicino a casa e constatato l’efficacia lanciate dalle sapienti braccia di Marco tra le correnti del Sermenza e del Sesia, ho voluto provare una uscita a Tenkara, insieme al mio amico e maestro Ryuta, armato solamente di una manciata di grosse caddis in pelo di cervo.

vogna

vogna

Il torrente è di una bellezza straordinaria.

vogna

vogna

vogna

vogna

Ryuta affronta una correntina

Ryuta affronta una correntina

Tratti di forte corrente si alternano a buche o piccole lame. L’avvicinamento è fondamentale come sempre in questi posti ma, se non sono spaventate, le trote non si fanno pregare.

Fario di Ryuta

Fario di Ryuta

la Fario

Fario

iridea

Iridea

L’esperimento è riuscito alla grande. Posata nelle buchette, a margine della corrente, nel mezzo dei buconi o animata sulle lame calme, è una mosca che sa convincere il salmonide.

Ma perchè, nei torrenti montani, Tenkara e  “Sedgiona” sono un mix di eccezionale divertimento? Ecco le mie ipotesi.

L’esca, oltre ad imitare i tricotteri, imita diversi insetti terrestri. Sicuramente imita qualcosa di molto proteico per la dieta di una trota ed invita a salire in superficie, anche dalle buche profonde, pesci di taglia. Siamo in montagna, l’ambiente non offre molto alle trote e la selettività non è un pregio tra i salmonidi di queste parti.

Caddis

Caddis

Sono, inoltre, profondamente convinto che una mosca debba avere molto più appeal sul pescatore che sul pesce e lei su di me lo ha in modo esagerato. E’ facile da costruire, si vede bene, galleggia come un sughero e cattura. Il pesce, per mangiarla, deve proprio fare lo sforzo di lasciare il proprio elemento ed entrare nel mio. Questo è molto emozionante.

Per lanciare la nostra esca preferita in quei 40 cm di acqua non schiumosa, proprio a lato del salto d’acqua e magari sotto un bel masso e fare in modo che rimanga li per qualche secondo, l’attrezzatura da Tenkara si distingue per due caratteristiche fenomenali: la precisione di lancio e l’assenza di dragaggio.

La precisione deriva, oltre che dalla azione della canna studiata per lanciare un certo tipo di code, dalla leggerezza e dalla bilanciatura della stessa. Lanciare con una canna di ottanta grammi, o meno, permette dei movimenti del braccio e del polso molto più rilassati e precisi.

Guardate Masami in questo splendido video come spiega bene queste concetto ad 1′ e 40″ del video.

La coda è un filo di un diametro di 0.28 millimetri di fluorcarbon. E’ una coda che, oltre a non essere in acqua mentre la mosca galleggia nello spot, è poco soggetta alla pancia, in virtu della sua leggerezza, ed al vento. La coda da Tenkara svolge due compiti, apparentemente in antitesi, in modo egregio: porta la mosca sul posto e la lascia li, senza disturbare.

Allenarsi a fare lanci molto precisi è una attività molto diffusa tra i Tenkaristi di tutto il globo.

Dal Giappone

all’America

Buon divertimento!

hen & green

The valsesian flies

black hen

black hen

Beauty, simplicity, effectiveness.

Traditional Valsesian flies are the result of centuries of fly fishing in the Italian alps.

Hook with a big gap, soft hackles and, of course, the natural silk that gives an uncomparable brightness to the fly, are parts of the recipe of a very effective solution. Moreover the combination of three or more flies along the tip, result in a deadly weapon.

I had the chance to learn the secrets of those flies in Valsesia from the Valsesian fishermans. Traditionally used with the tipical valsesian rod and horse hair line, I’ve used it with tenkara rods, valsesian rods, bait fishing rods, fly fishing rods, with great results.

Here you are, my valsesian flies.

snipe & brown

snipe & brown

 Partdrige & Red

Partdrige & Red

Pheasant hen & Orange

Pheasant hen & Orange

hen & green

hen & green

snipe & green

snipe & green

sinpe & purple

sinpe & purple

duck & yellow

duck & yellow

water hen & purple

water hen & purple

hen & red

hen & red

 

valsesiana snipe & purple

valsesiana snipe & purple

San Zeno

Vescovo di Verona durante il IV secolo, viene ritratto da Jacopo da Ponte nel 1538 nella chiesa parrocchiale di Borso del Grappa.

Immagine

La pala nella chiesa di Borso del grappa

San Zeno impugna una canna di legno armata di una coda in crine e un finale con tre mosche una delle quali in bocca al temolo in bella mostra.

San Zeno

San Zeno

La canna è simile a quella che usa Arturo Pugno, la coda in crine è quella che confeziona Andrea, il trenino è lo stesso del Brunole mosche son le stesse che usiamo tutti noi appassionati di questa pesca. Non ci sono dubbi, San Zeno, nel ritratto di Jacopo da Ponte, pesca alla valsesiana. Nulla di particolare se non il fatto che l’artista la dipinge cinquecento anni prima che io e Ryuta arrivassimo a Varallo nel 2011 a vederla dal vivo, praticata da Andrea Scalvini. Cinquecento anni, voglio scriverlo ancora, CINQUECENTO ANNI. La distanza tra le mosche, la lunghezza dei braccioli, la coda in crine,  insomma, il manuale della valsesiana, scritto dall’artista sul muro di una chiesa. E poi il Temolo, la preda per eccellenza del pescatore a mosca, forse il motivo stesso della nascita di questo meraviglioso modo di pescare.

il trenino di san Zeno e la sua preda

il trenino di san Zeno e la sua preda

L’apertura è lontana, ma la prossima primavera, quando sarete seduti su un sasso davanti al fiume, svolgendo la vostra lenza e legando ad essa il vostro trenino, dedicate un pensierino alla pala di San Zeno e a tutti i pescatori che in questi cinquecento anni almeno hanno praticato questa pesca, farete dei lanci straordinari e delle pose delicatissime.

Quando i pesci saranno inchiodati sul fondo e vi verranno i dubbi sulla dimensione degli ami, la distanza tra le mosche, la lunghezza dei braccioli, guardate San Zeno e state sereni.

Voglio ringraziare Carlo Bulgarini, per le preziose foto.

Figli dello stesso padre, il fiume.

Arturo e Masami

Arturo e Masami

Ogni giorno che lascio passare da domenica 20 Maggio 2012, giorno in cui ci siamo salutati, aumenta in me la paura di perdere qualche ricordo, la paura che si sbiadisca in qualche modo l’emozione che ha contraddistinto questo straordinario evento e che non riesca a comunicarla attraverso queste righe.

Masami Sakakibara, Tenkara no oni, uno degli esponenti di spicco del Tenkara a livello mondiale è giunto in Valsesia per conoscere la tecnica di pesca a mosca Italiana, la Valsesiana.

I lettori più fedeli sapranno già che pratico la tecnica giapponese da un paio d’anni e che tutto cominciò da quel 11 Novembre 2009, quando, aprendo la pagina di pipam, mi appare proprio lui, il maestro Sakakibara.

Mai avrei pensato che da li a poco sarei stato un attivo organizzatore del suo soggiorno in Italia.

Quel cerchio di pipam, per il quale ringrazio ancora Valerio Santagostino, non mi ha permesso solo di conoscere e cominciare a praticare la pesca a mosca giapponese, ma mi ha dato la possibilità di conoscere due persone, oggi due cari amici, come Ryuta ed Andrea.

Grazie al loro entusiasmo e l’aiuto ed il sostegno di molti amici, siamo riusciti finalmente a far arrivare Masami e la sua signora, Kyoko, nel nostro paese.

oni family

oni family sul Mastallone

Questo ha permesso due cose molto importanti. La prima è quella di conoscere il Tenkara da un maestro di spicco, l’altra, forse la più emozionante ed importante, è quella di far incontrare il presidente della Società Valsesiana Pescatori Sportivi, Arturo Pugno, e Masami Sakakibara.

Il Tenkara del maestro Sakakibara

Tenkara no oni sul Mastallone

Tenkara no oni sul Mastallone

Quando lo vedo uscire dal portone dell’appartamento di Milano insieme a Kyoko, sua moglie, sono un po’ emozionato. L’emozione dei bambini che vedono il campione delle squadra di calcio.

Sono, in realtà, due persone molto alla mano e affabili, molto educate e sorridenti. La giornata in Brembo per l’incontro tra pochi amici appassionati del Tenkara, ci permette di capire un sacco di cose che prima erano piuttosto fumose.

Oni Flies

Oni Flies

Tre o quattro tipi di mosca su ami grossi e a gambo lungo, rigorosamente giapponesi. Sakakibara pesca con la level di fluorocarbon o con un nylon conico di ultima generazione, da poco sul mercato giapponese. Ci mostra le sue nuove canne da 4.50m telescopiche e ad innesti, con la possibilità di utilizzarle in doppia misura cambiando il manico della canna. Una canna sola da usare come 3.60 mt o  4.50mt.

Masami Sakakibara

Masami Sakakibara presenta il Tenkara

Le canne, molto leggere a dispetto della stazza, hanno una azione molto parabolica e sono progettate per lanciare la mosca a distanza con code sottili.

Masami ci mostra la costruzione delle sue mosche e la tecnica di lancio con una canna da 3mt e una coda da 7.5mt.

Le mosche sono molto semplici. Tra le cose che hanno colpito di più noi Italiani, come si evince anche dall’audio del filmato, sono le piume usate. Si tratta di piume di fagiana, ma sembrano molto più morbide e chiare di quelle che generalmente si trovano qui. Le barbule non sono rivolte ne verso l’ochiello, ne verso la curva dell’amo. Sono perpendicolari al gambo dell’amo. I corpi sono fatti con materiali sintetici.

Sakakibara al morsetto

Sakakibara al morsetto

Durante la dimostrazione di lancio, il buon Sandri, amico pescatore esperto ed attento, mi fa notare la ridotta ampiezza del loop della coda di Masami, la velocità del lancio e l’energia che viene scaricata sulla coda. E’ esattamente questo che permette di posare la mosca a sei o sette metri in modo preciso ed efficace. Credo che i principi fisici alla base delle le moderne tecniche di lancio con la coda all’inglese non siano così lontani da quelli su cui si basa la tecnica oni.

La tattica

La tattica

Gli amici tenkaristi italiani non sono certo paragonabili ad una classe di studenti giapponesi disciplinata e silenziosa. Come siamo tutti allenatori della nazionale, siamo tutti Tenkaristi esperti ed indefessi commentatori e caciaroni. A livello di simpatia siamo veramente i numeri uno al mondo ed il gruppo, di dieci sconosciuti o quasi, si compatta in pochi minuti a suon di battute e scherzi goliardici. Bene cosi!

Tenkaristi d'Italia

Tenkaristi d’Italia

Le parole del maestro ci arrivano attraverso la voce di Ryuta, gentilissimo e generosissimo amico, che oltre ad aver organizzato il soggiorno di Sakakibara si è offerto come traduttore per tutta la permanenza di Masami e consorte.

Ryuta

Ryuta

La valsesiana di Arturo Pugno

Arturo Pugno e la sua Valsesiana

Arturo Pugno e la sua Valsesiana

Qualche giorno dopo la pescata in Brembo ci dirigiamo, come da programma, verso la Valsesia. Sarò testimone e raccoglierò le immagini del gemellaggio tra Tenkara e Valsesiana. Un gemellaggio storico tra due tecniche molto simili, nate secoli fa a migliaia di chilometri di distanza e con le stesse finalità.

La curiosità per la Valsesiana cresce ogni giorno di più da quando ho conosciuto Andrea Scalvini. Non c’è documentazione all’infuori del suo sito ed è noto come la segretezza sia una delle caratteristiche peculiari di questa tecnica.

pescatori valsesiani D.O.C.

pescatori valsesiani D.O.C.

Sono un po’ preoccupato di andare dai pescatori valsesiani con videocamera e reflex. Potrebbe non essere così semplice raccontare ad immagini questo viaggio, questa tecnica e questi pescatori.

Quando arriviamo a Varallo è Arturo Pugno ad accoglierci, il presidente della Società Valsesiana Pescatori Sportivi. Dopo i primi “scusi”,”dica”,”lei”… mette in chiaro le cose “Ci diamo tutto del tu! va bene?”.

Ci porta a vedere l’allevamento di Locarno per mostrare, oltre alle Marmorate, un pesce che pochi pescatori Italiani, e ancor meno Giapponesi,  hanno visto: il Temolo pinna blu. Lo stupore degli ospiti asiatici è alle stelle.

Temolo pinna blu

Temolo pinna blu

La sera a cena nel ristorante dall’amico Marco Veziaga, la cui maestria a mosca è superata solo da quella in cucina, sciogliamo un po’ le briglie e la mia curiosità è tutta sulle parole di Arturo. Mi dice “Fammi tutte le domande che vuoi”. Questo mi rassicura e mi fa intuire che ci sarà un clima aperto e sereno per le giornate a seguire. Con noi ci sono mosche da tenkara, valsesiane, canne tradizionali e moderne di entrambe le tecniche. Si guardano le curve, le azioni, i materiali, le code. Insomma siamo di fronte al meglio che Valsesiana e Tenkara possono offrire, raccontate dai maestri, ed è solo l’inizio.

Insieme all'Osteria del Belvedere

Insieme all’Osteria del Belvedere

Ho il piacere di conoscere anche Marco Baltieri, articolista di Fly Line, forse la rivista italiana più bella sulla pesca a mosca, che ha raccontato la valsesiana sui primi quattro numeri della rivista nel 2010, che ovviamente ho letto e riletto decine di volte.

Arturo e Masami sul Sesia

Arturo e Masami sul Sesia

Arturo Pugno è un ragazzo del 1933. E’ una persona molto giovanile nella mente e nel fisico. Pesca in torrente e risale agilmente tratti che mettono a prova anche me. La prima lenza in crine l’ha costruita a meno di dieci anni di età e tutt’ora costruisce mosche, code, moschette. In realtà, quando pesca, si muove sempre in compagnia di una bionda spilungona da cui non si separa mai. La sua canna Valsesiana in legno. E’ lunga più di quattro metri e per trasportarla in macchina bisogna abbassare il finestrino dietro, ma ha una azione ed un fascino incredibile.

E’ molto rispettato da tutti, dai giovani e dai più esperti, e credo che se la valsesiana esiste ancora nella forma originale sia grazie a lui.

Mosche Valsesiane

Mosche Valsesiane

I valsesiani non hanno segreti, hanno solo un gran rispetto delle proprie tradizioni. Credo di aver visto e fotografato tutte le mosche di Arturo e qualcuna è qui davanti a me in questo momento. Mosche di tutte le dimensione e tutti i piumaggi, per la trota e per il temolo. Lo stesso rispetto ed attenzione con cui hanno osservato Sakakibara e la sua tecnica di pesca ed i suoi strumenti. Loro si, sembravano dei disciplinati giapponesini.

Il gemellaggio

Pugno e Sakakibara sul Mastallone

Pugno e Sakakibara sul Mastallone

Arturo e Masami parlano lingue diverse, hanno culture diverse, abitano a migliaia di chilometri di distanza, ma, da subito sembra esserci una sintonia molto forte.

Pugno e Sakakibara tra ami, piume e crini

Pugno e Sakakibara tra ami, piume e crini

Ryuta è costantemente impegnato nei dialoghi, ma gli sguardi evidenziano ora dopo ora, il grande interesse e stima tra i due. Non mancano i momenti in cui l’emozione dei due prende il sopravvento. Emozione che coinvolge anche i presenti.

Il gemellaggio

Il gemellaggio

Masami dona una canna da Tenkara in bamboo ai Valsesiani che a loro volta donano una moderna canna Valsesiana in carbonio, progettata da Andrea, con dedica speciale per Sakakibara. Il gemellaggio è fatto.

Grazie

Andrea Scalvini e la sua Valsesiana

Andrea Scalvini e la sua Valsesiana

Sento doveroso ringraziare la Società Valsesiana Pescatori Sportivi per la loro cortesia e disponibilità, in particolare Arturo Pugno.

Masami  e Kyoko Sakakibara per essere venuti a trovarci e per la loro disponibilità.

Valsesiain che ha organizzato tutto alla perfezione ed ha sostenuto e sosterrà l’arrivo di Sakakibara in Valsesia.

Andrea Scalvini, per l’enorme entusiasmo che sta trasmettendo a tutti noi verso la Valsesiana.

Ryuta Okano per l’incredibile sforzo che ha messo in campo affinchè gli amici giapponesi arrivassero da noi e per le puntuali traduzioni.

Marco Veziaga, amico, incomparabile guida di pesca e cuoco sopraffino.

Matteo De Falco ed il suo operatore Gabriele per essere stati con noi ed aver ripreso l’evento per il canale Caccia&Pesca.

Grazie

Grazie

Grazie a tutte le altre persone, che non ho citato, che hanno contribuito a questa splendida avventura.

Verso il torrente

Con Ryuta in alta Valsassina

Io e Ryuta, dopo il successo della giornata in Val Sesia di fine Giugno, riusciamo finalmente ad organizzare, di nuovo, una bella pescata. La destinazione è l’alta Valsassina, teatro di ottime uscite durante gli anni passati.

Arriviamo verso le sette del mattino. Lo scenario è favoloso, siamo immersi nel verde delle montagne, lontani mille miglia dal caos metropolitano. Ieri sera un grosso temporale ha gonfiato molto il torrente e siamo un po’ incerti sull’andamento della battuta, ma proseguiamo fiduciosi lungo il sentiero che ci porterà all’inizio del nostro percorso di pesca.

Inizia la camminata

Inizia la camminata

Forse sto perdendo la memoria, non mi ricordavo che la salita fosse così ripida e lunga. “Il torrente si allontana” mi suggerisce ad ogni tornante il mio compagno d’avventura. Ed io : “Abbi fede, ti divertirai!”.

io

io

La foresta

La foresta

E dopo la nostra ora e mezza di sudata salita arriviamo a destinazione.

Verso il torrente

Verso il torrente

Usiamo le nostre Shimano da undici piedi, canne praticamente introvabili al di fuori del Giappone. La mia ha un’azione di punta mentre la sua è parabolica. Credo di non avere mai pescato con una canna così leggera.

shimano LLH 33

shimano LLH 33

Abituato alla Motzugo, più lunga e pensante, non è semplicissimo calibrare il braccio per la nuova cannetta del sol levante che mi sono regalato quest’inverno pensando proprio a battute in ambienti come questo. Tuttavia dopo pochi lanci se ne apprezzano tutta la leggerezza e precisione.

Io parto con la mia versione della Hishigaki kebari e lui con il suo asso nella manica, la Ryuta kebari.

Nonostante io sia un sostenitore della prima, devo dire che la mosca di Ryuta sta guadagnando un sacco di punti ed il mio morsetto ne sta producendo in buone quantità.

L’acqua è alta ma pescabile, tant’è che, individuata una mini derivazione del torrente, provo subito a “pucciare” la mosca ed ecco la prima trotella.

Che Pancia!

Anche Ryuta sembra trovarsi a suo agio e già dai primissimi lanci i risultati non mancano, anzi, le prende tutte lui!!!

Ryuta e la sua prima trota della giornata

Ryuta e la sua prima trota della giornata

Fish on

Fish on

Fario

Fario

Continuiamo a risalire per qualche ora e con buone soddisfazioni. Il cielo è grigio, con delle aperture a tratti, la temperatura buona e il livello dell’acqua è medio-alto. Gli ingredienti ci sono tutti e i risultati si vedono.

La trota di montagna

La trota di montagna

Lanci mirati e precisi ci permettono di sondare ogni punto elettivo di pesca. Dietro i massi, nelle zone dove l’acqua è meno turbinosa, a margine della corrente. Le mangiate si palesano quasi sempre a galla, la mosca è sospesa appena sotto la superficie, e questo rende ancora più piacevole ed eccitante la pescata.

Ryuta in azione

Ryuta in azione

Muc in azione

Muc in azione

Una trota spettacolare sale sulla Ryuta Kebari, che nel frattempo ho legato al finale, compie due balzi fuori dall’acqua e si slama. Amen! D’altronde si sa che il pesce più bello si perde sempre.

Durante il ritorno ci fermiamo in qualche bello spot e riusciamo a fregare ancora qualche trotella anche grazie ai livelli dell’acqua che nel frattempo sono visibilmente calati.

Sono dodici ore che stiamo sbacchettando sul torrente, sono distrutto, torniamo a casa!

Non posso che ringraziare il mio compagno di pesca Ryuta, sempre pronto ad aiutarmi e riferimento imprescindibile  nel percorso d’apprendimento di questa tecnica. Spero si sia divertito, credo di si! Anche quest’anno l’alta Valsassina non ha deluso le aspettative!

Amici del Tenkara

Amici del Tenkara

pescatori valsesiani D.O.C.

Valsesia, nel cuore della pesca a mosca

Quando io e Ryuta ci salutiamo, verso le due di notte, sappiamo di aver concluso una giornata che ricorderemo.

Ricorderemo la bellezza dei fiumi ma soprattutto l’ospitalità, la gentilezza e la bravura, ma che dico, maestria dei nostri due compagni di pesca che ci hanno ospitato e fatto da guida nel cuore della pesca a mosca italiana, la Valsesia.

La giornata era programmata da mesi: “a Giugno dobbiamo andare in Valsesia!!!”. E così è stato. Ovviamente quando si programma per tempo l’unica variabile che non riesci a controllare è il meteo. Il cielo è grigio e brevi ma frequenti rovesci ci fanno un po’ preoccupare.

Abbiamo appuntamento a Varallo dove ci aspetta Marco, amico di Ryuta, che ci porta prima a fare i permessi ed i panini per pranzo e poi ci conduce sulle rive del Sermenza in zona Boccioleto.

Sermenza

Sermenza

Sermenza

Sermenza

Il Sermenza è spettacolare.  Pozze verde smeraldo, tra cascatelle d’acqua limpida che ti vien voglia di bere. Ci mettiamo subito a moschettare io e Ryuta sicuri delle nostre attrezzature che sembrano nate per questi contesti. Marco pesca con una canna in bamboo, mi pare una 7’6″, con una coda in seta ed una grossa Sedge legata al tip. Non ho mai visto una imitazione in pelo di cervo così grossa.

Mi chiedo come possa pescare in un posto del genere con una canna così corta e mi metto a guardarlo. La Terenzio, sotto la sapiente spinta del braccio di Marco, si posa sull’acqua come conoscesse tutte le correnti del fiume, la grossa e visibilissima imitazione di Tricottero galleggia come una foglia in balia della corrente sostenuta senza dragare. Una bella Fario non esita, lascia la sua tana e viene a prendersi il boccone a galla. Uno spettacolo!

“Vengono su, vengono a galla”… esiste una frase più bella per chi pesca a mosca? :)

Anche il milanese dagli occhi a mandorla fa curvare la sua Sakakibara special: La Ryuta Kebari terrorizza anche i salmonidi dell’occidente, come questa Fario dai colori stupendi.

Fario

Fario

Io attacco un paio di avanotti prima di passare alla sedge che suscita maggiore interesse. Perdo una bella Fario dopo qualche secondo di lotta.

io

Muc

Gli insetti svolazzano in quantità e si vedono parecchi Tricotteri danzare qua e là.

Caddis

Caddis

Marco continua a catturare mentre io non prendo più nulla. E’ veramente un piacere vederlo pescare. Alterna la sedge, nelle correnti più sostenute, alla formica per la acque un po’ più calme. Passo io senza successo con la sommersa, poi passa lui con la secca e il pesce viene su! La cosa mi farebbe anche incavolare se non fosse evidente che il lanciatore in questione non è uno qualunque.

Ci fermiamo a mangiare quando è quasi ora di incontrarci con Andrea, ideatore, creatore e redattore di www.moscavalsesiana.it

Lo scorgo quasi per caso nella nebbiolina, issato su un masso a mo di stambecco, fermo immobile che ci osserva come fosse li da tempo. Sembra uscito dal romanzo “In mezzo scorre il fiume”. Cappello con piumette, camicia, cavagnola, cosciali, tutto in completa sintonia con l’ambiente circostante.

Andrea

Andrea

Non riusciamo a raggiungerci per salutarci per via della profondità del fiume e allora mi fermo e lo guardo lanciare. Finalmente vedo un valsesiano che pesca con la valsesiana tradizionale. Dopo aver elogiato e apprezzato in tanti post la pesca a mosca con la canna fissa, il Tenkara, vedere un Valsesiano che con la canna fissa e le mosche ci pesca da generazioni, è un’ emozione.

Decidiamo di tornare alle macchine per conoscerci e bere qualcosa insieme.

Marco, Ryuta, Andrea

Marco, Ryuta, Andrea

Seduti al bar si parla di pesca, di Valsesiana, di Tenkara, di code in crine giapponesi e italiane, di pesci, di tradizione e di futuro della pesca a mosca con la canna fissa. Ryuta ci fa vedere una bellissima canna in bamboo, fatta a mano, degli anni trenta. Sembra proprio la canna di nonno Ippei.

Andrea ci mostra come si fa una mosca valsesiana. Amo, seta colorata e una piuma. Il morsetto? un attrezzo inutile e pesante se la mosca la devi fare sul fiume, o, perchè no, seduti al bar.

Moschetta Valsesiana

Mosca Valsesiana

Proprio mentre chiacchieriamo amabilmente, arriva al bar un signore non più giovane, che Andrea riconosce e ci prensenta. Si tratta del signor Federico. Andrea ci indica essere uno dei pescatori alla valsesiana più bravi della zona. Più di sessant’anni di pesca nei fiumi della Valsesia. Sentendolo parlare, in dialetto, mi rendo conto di quanto la pesca per queste persone abbia un significato molto diverso rispetto a come la vivo io. Per me la pesca è divertimento, evasione, tempo libero. Lui il pesce lo vendeva e lo pescava con la valsesiana!

Federico

Mi auguro di leggere presto una bella intervista al sig. Federico sul sito di Andrea.

Si avvicina il momento del coup de soire e ci dirigiamo verso il fiume Sesia. Sono quasi tentato di lasciare la canna in macchina per fare più foto e filmati possibile ma la voglia di prendere qualche bel pesce è troppo forte.

Ecco i miei compagni in azione di pesca.

Andrea in azione

Andrea in azione

Marco in azione

Marco in azione

Ryuta

Ryuta

Le catture cominciano ad aumentare in numero e taglia e Andrea ci mostra uno dei vantaggi di pescare con il trenino

doppietta

doppietta

e una bella Fario.

Andrea con una bella trota

Andrea con una bella trota

Quasi nella completa oscurità il fiume comincia ad impazzire di bollate ed in certi momenti si vedono le quattro canne piegate contemporaneamente. E’ il coup de soire che chiude questa splendida giornata.

Durante la cena Andrea ci parla dei suoi futuri progetti per il suo sito e per tenere viva questa tecnica che si è dimostrata attuale, divertente ed efficace. Se tutto va come deve, avremo presto belle sorprese!

Che dire in conclusione? Una giornata straordinaria con persone straordinarie. Grazie Ryuta, Marco e Andrea. Spero di ripetere presto questa avventura. L’estate è appena cominciata!

1 Luglio 2011

Aggiungo questo documento appena montato.

foto

La pesca del sotto

Una delle cose più interessanti del Tenkara e della Valsesiana, è che riunisce praticanti che hanno una esperienza, magari anche molto approfondita, in altre tecniche di pesca. La mosca inglese, lo spinning, il tocco, etc.

In questo video, girato all’incontro dei valsesiani, ho ripreso un interessante scambio di vedute tra pescatori veramente bravi ed esperti, coi quali ho avuto il piacere di andare a pesca in diverse occasioni vedendoli all’opera nel praticare la loro tecnica con maestria ed efficacia.

Chi ha ragione? Più lo guardo e più son confuso…  ma sempre più contento di conoscerli.

Bruno

La valsesiana del Bruno

Sarà passato un anno e mezzo da quando ci vedemmo, ospiti a casa di Marco, con Lorenzo e Giovanni, tutti appassionati di Valsesiana e Tenkara.

Bruno, classe 1932, andava a pesca con un certo Moretto, nel torinese, e tutt’oggi bagna le sue valsesiane nei torrenti della Lombardia. Passai a prenderlo a casa sua, prima di andare a pranzo. Ero curioso di scoprire che arnesi usasse per farsi le mosche, i trenini, e quant’altro, dopo una vita di pesca a mosca.

In un angolino della casa c’era un morsettino semplice, vecchiotto, ed una scatola di biscotti contenente un po’ di piume alla rinfusa. “Faccio qualche trenino prima di andare a pesca”, disse sorridendo.

Godetevelo nella sua semplicità ed esperienza mentre costruisce una delle sue valsesiane.

 

 

 

 

 

 

torrente alpino

Nuovi itinerari

torrente alpino

torrente alpino

Ogni tanto mi viene la voglia di andare a pesca su qualche torrentello scovato, più o meno per caso, su internet. Ovviamente, pochi rivelano itinerari interessanti sul web, soprattutto in libera, e non è facile scovarli, ma con qualche accorgimento, non è poi così difficile trovare qualche bel posticino nuovo.

Questo l’ho scovato su Panoramio, e ci sono andato. L’ambiente è molto bello, ma è molto battuto ed ho incontrato molti pescatori durante le due ore di pesca.

Mi sono portato la Nissin pro spec 2 way da Tenkara con la level di the italians del #4. Ho preso qualche trotella da spanna con la mia amata sedge in pelo di cervo.

Un’altro meraviglioso itinerario nel mio personalissimo database.

arriva la primavera

arriva la primavera

acqua che ride

acqua che ride

fermare più di un attimo

fermare più di un attimo

rustichine di montagna

rustichine di montagna

Fario del Pioverna

Trote d’Inverno

Sono le otto del mattino ed il termometro segna meno quattro, ma oggi, puntando gli occhi al cielo, non vedo i palazzi a vetri di Milano ma questa meraviglia della natura. Sono in Valsassina.

Panorama Valsassina

Panorama Valsassina

La stagione di pesca è chiusa ma la vecchia riservina del Pioverna, che frequentai qualche anno fa, è ancora aperta tutto l’anno.

Pioverna

Pioverna

Oggi pesco con l’esca naturale, la larva di Galleria mellonella, e con una canna fissa, la Daiwa Sagiri da 5.40 mt, 5 mt di nylon dello 0.12, un piombino da mezzo grammo, un amo del n 12. Sul filo lego tre fiocchetti di lana di diverso colore per evidenziare la posizione dell’esca. E’ la tecnica che i giapponesi chiamano Keiryu Tsuri.

Galleria mellonella

Galleria mellonella

La canna è straordinariamente leggera, di quelle che piacciono a me, pesa meno di un etto, ed è estremamente flessibile. Proprio in virtù di quest’ultima caratteristica va usata con piombi molto leggeri, inferiori al grammo direi, pena la completa perdita di sensibilità sulla mangiata.  Usata con un singolo pallino del n.4 trasmette al pescatore la posizione di ogni singolo sasso presente sul fondo e le beccate più deboli, permettendo ferrate immediate.

Mi posiziono all’altezza del punto elettivo di pesca, tipicamente un giro d’acqua creato da un masso o a valle di una cascatella, lanciando l’esca un metro a monte e la lascio scendere in corrente in maniera naturale, senza applicare alcuna forza all’esca, mantenendo il filo in tensione aiutandomi coi segna filo.

segna filo

segna filo

I tre fiocchetti di colore diverso mi aiutano a capire, oltre alla posizione dell’esca in tutte le situazioni di luce, la profondità dell’acqua, l’inclinazione del filo rispetto alla corrente, e le mangiate delle trote.

In caso di abboccata, infatti, oltre al feedback tattile della canna, si vedono inequivocabili scatti dei fiocchetti che ci indicano di ferrare il prima possibile.

Nonostante la abbondante presenza di Iridee d’allevamento, non si vedono grossi risultati durante i primi lanci. Solo qualche piccola Fario del fiume cede all’inganno.

Fario del Pioverna

Fario del Pioverna

Fario del Pioverna

Fario del Pioverna

Lentamente, anche le “pollo” da riserva si mettono in attività e qualche esemplare mette sotto sforzo la giapponesina di casa Daiwa.

Iridea del Pioverna

Iridea del Pioverna

Oggi ho con me il Daiwa One Touch Keiryu Damo da 30 cm di diametro. Si tratta di un guadino giapponese, un damo appunto, richiudibile e trasportabile, una volta chiuso, nella sua custodia, legata alla cintura.

Quando pesco a Tenkara non uso quasi mai il guadino. Di solito uso code più lunghe della canna e per forza di cose, recuperando il pesce, mi tocca prendere in mano la level. Prendere il filo con la mano è sempre piuttosto rischioso perché si perde tutta la ammortizzazione della canna ed il pesce può rompere il filo o slamarsi. Il guadino viene usato solo dopo aver preso il filo con la mano e quindi il suo utilizzo si limita a tenere il pesce nella rete una volta salpato con le mani.

Nel keiryu tsuri, invece, trovo molto comodo il guadino. La lenza è più corta della canna di mezzo metro e sollevando il braccio destro mi trovo la preda, una volta stancata, esattamente sotto i piedi dove tengo, col braccio sinistro, il damo.  Può sembrare superfluo ma pescando con filo molto sottili e canne molto delicate, l’uso del guadino è veramente comodo.

Una volta infilato il manico del damo nella cintura e la canna nello stivale, ho entrambe le mani libere per poter slamare il pesce  velocemente e senza traumi  o annoccarlo in modo rapido e indolore.

Daiwa OneTouch Keiryu Damo

Daiwa OneTouch Keiryu Damo

Le catture continuano e la mattinata si conclude con la quota.

Iridea

Iridea

Damo

Damo

Quel cilindro di bamboo con il tappo e il cordino è il porta esche. E’ una mia creazione copiata da qualche sito giapponese. Ho comprato il bamboo, l’ho tagliato, levigato, bucato e verniciato. Ho costruito il tappo e ci ho fatto passare il cordino che vedete. Si porta al collo e si apre e si chiude con una mano. Comodissimo.

Sicuramente Keiryu tsuri e Tenkara sono tecniche molto diverse, ma condividono qualcosa di molto importante: la semplicità e la leggerezza.